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Indice di libertà economica: perché l’Italia è 80esima
 

Riccardo Saporiti

 

26 febbraio 2019
 

Ci penalizzano la scarsa efficienza del sistema giudiziario e la stabilità dei prezzi. Che hanno cancellato i passi avanti compiuti sotto il profilo della spesa pubblica, del contrasto alla corruzione e della gestione del deficit e del debito pubblico. Il risultato è un punteggio di 60,2, che ci porta all’80simo posto. Subito sotto al Kyrgyzstan e subito sopra le isole Fiji, in coda al gruppo dei Paesi che vengono definiti moderatamente liberi.

La Heritage Foundation ha rilasciato l’edizione 2019 del suo Index of economic freedom, indicatore che misura appunto la libertà di lavorare, produrre, investire e consumare all’interno di ogni Paese del mondo. O meglio, quasi tutti: Siria, Libia, Somalia, Yemen, Iraq e Liechtenstein non sono classificati. Il risultato, come detto, non è buono. E non solo per quanto riguarda l’Italia, ma a livello globale.

Sono infatti solo 6 i Paesi che ottengono un punteggio superiore ad 80 e vengono quindi definiti liberi. Si tratta di Hong Kong (90,2), Singapore (89,4), Nuova Zelanda (84,4), Svizzera (81,9), Australia (80,9) e Irlanda (80,5). Nella seconda fascia, con un punteggio compreso tra 79,7 e 70 ci sono Canada, Usa e Cile, il Regno Unito con i Paesi Scandinavi, Germania, Austria e Repubblica Ceca. Più a est la Georgia e ancora il Giappone, la Corea del Sud, la Malaisia e Taiwan.

 

Link, https://www.infodata.ilsole24ore.com/2019/02/26/cosa-descrive-lindex-of-economic-freedom-perche-litalia-80sima/

 



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